sabato 29 novembre 2008

Così Ford moltiplicò per ottola produttività
Tratto dal saggio David S. Landes Dinastie (Garzanti, 2007)
Dal momento in cui fu messa in vendita, la Model T divenna l'auto più popolare del pianeta. Le richiesta di "Tin Lizzie", come fu affettuosamente soprannominata, crebbero in fretta - 18.664 unità nel 1909-1910; 34.528 nel 1910-1911; 78.440 nel 1911-1912 - costringendo Ford a focalizzare la sua attenzione sull'aumento della produttività. La prima mossa fu la messa a punto di parti intercambiabili, con l'introduzione di tutte le macchine utensili necessarie a produrle. Henry e i suoi ingegneri puntavano a un errore massimo di un decimillesimo di pollice: e ogni volta che trovavano un attrezzo più preciso buttavano via tutti quelli vecchi. I contabili storcevano la bocca, ma nel 1910 ogni problema di limatura e rifinitura dei pezzi era definitivamente risolto. Una seconda innovazione importante fu la semplificazione e la routinizzazione dei compiti dovuta all'introduzione della catena di montaggio, un'idea che Ford aveva rubato al suo concorrente Ransom Olds e migliorato in maniera spettacolare. Il processo si sviluppò in tre fasi. Nella prima c'erano squadre di assemblatori che si spostavano da un telaio all'altro: gli assemblatori restavano cioè accanto al telaio cui stavano lavorando mentre qualcun altro gli portava gli attrezzi e le parti di cui avevano bisogno Con questo sistema il tempo medio richiesto dall'assemblaggio di una Model T era di 12,5 ore/uomo. Poi ci fu il varo della catena di montaggio: una fune o un cavo ad argano facevano avanzare il telaio e le squadre di assemblatori lo seguivano prendendo le parti da montare da bidoni strategicamente collocati lungo la linea. L'unità avanzava a scatti e in modo irregolare, ma il tempo medio di assemblaggio scese a meno di 6 ore/uomo.
Nella fase finale gli operai erano posizionati lungo la linea in punti fissi, stabiliti in base a calcoli precisi, i telai passavano loro davanti all'altezza della vita, e all'altezza della testa carrelli scorrevoli e piani inclinati recavano le parti premontate. Miglio tempo d'assemblaggio: 93 minuti per unità. Henry ne fu contentissimo: "Economizza 10 passi al giorno per ciascuno dei tuoi 12.000 dipendenti e avrai risparmiato 80 chilometri di spostamenti inutili e di energie sprecate". Nel 1912-1913 la produzione raddoppiò, e raddoppiò ancora l'anno successivo, mentre la forza lavoro veniva ridotta.
(tratto da 'La Repubblica')

venerdì 21 novembre 2008


Il Commissar[1]io Ue chiarisce che restano in vigore i vincoli di Maastricht"Flessibilità solo per deficit momentanei e poco sopra il valore di riferimento"







Trichet: "Forse nuovi tagli di tassi"Almunia difende il patto di stabilità

BRUXELLES - Non si possono escludere nuovi tagli dei tassi d'interesse da parte della Banca centrale europea: a dirlo è il presidente della Bce Jean-Claude Trichet, secondo cui la situazione economica è cambiata "drammaticamente" e il board della Bce ne terrà conto nella sua riunione di dicembre. Si è espresso per questa possibilità anche Axel Weber, presidente della Bondesbank, considerato tra i più rigidi del direttivo Bce. E sul tema della crisi è intervenuto anche il commissario Ue alla Finanza Joaquin Almunia: "Il patto di stabilità non è sospeso - ha dichiarato - ma è possibile e necessario utilizzare la flessibilità prevista che nel caso di superamento del 3% del rapporto deficit/Pil dipenderà dalle condizioni specifiche del singolo paese". "Se c'è un deficit eccessivo - ha proseguito Almunia - si aprirà la procedura di monitoraggio. Ma il rispetto del patto è nell'interesse degli Stati membri in termini di durabilità del debito e consolidamento delle finanze pubbliche". Concetti approfonditi dal portavoce di Almunia, Amelia Torres. La quale ha aggiunto che "quando sarà stato ripreso il cammino della crescita, la Commissione ricorderà che bisogna seguire l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2010". "Quando un deficit eccessivo non è né temporaneo, nè vicino alla soglia del 3% - ha osservato - inizierà la procedura. C'è un disavanzo ben puù alto del 3% e non è temporaneo, andremo avanti con il nostro esercizio per la sorveglianza di bilancio". Rispondendo a quanti sulla stampa francese e tedesca parlano della fine del Patto di stabilità, Torres ha replicato: "Questo mi sorprende perché sia Almunia sia il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso hanno chiarito sul fatto che tutto quello che faremo sarà all'interno delle norme Ue".In questa cornice "l'appello alla flessibilità" riguarda deficit eccessivi solo temporaneamente e poco sopra il valore di riferimento. "Il rispetto del Patto è essenziale - ha aggiunto - e la definizione dei limiti dipenderà dalla situazione del Paese e dalla portata del deficit stesso". Quanto alla data entro cui i governi dovranno raggiungere il pareggio, Torres non si è sbilanciata, limitandosi ad osservare che in questa fase di crisi "vi è un deterioramento dei conti a causa del calo delle entrate, quando saremo di nuovo su un percorso di ripresa saranno raggiunti gli obiettivi di medio termine".
[1] Tratto da “La Repubblica”

venerdì 14 novembre 2008



Giornata negativa della Borsa Usa, che scende fra il 3 e il 4%. Bernanke: "Banche centrali pronte a nuovi interventi contro la crisi". Il Mibtel chiude a più 1,60%

Eurolandia, seduta al rialzononostante Wall Street

ROMA - Rimbalzo della Borsa di Tokyo nell'ultima seduta della settimana: si interrompe la serie negativa che durava da tre giorni consecutivicon l'indice Nikkei che ha chiuso a 2,71%. Da martedì a ieri aveva perso complessivamente oltre il 9%. Il recupero è stato però moderato dalla forza dello yen, che preoccupa sempre più le industrie esportatrici. Il mercato giapponese è stato incoraggiato dalla clamorosa performance di Wall Street, che poche ore prima aveva chiuso con un rialzo del 6,67% del Dow Jones e del &,92 dell'S&P500, al termine di una seduta che aveva visto l'indice delle blue chip in negativo di oltre 300 punti e che ha dunque mostrato un'oscillazione complessiva di oltre 900 punti. Un balzo certo non spiegabile con le notizie dall'economia reale, dati i profit warning di giganti come Intel e Wal Mart e il dato sui sussidi di disoccupazione ai massimi da sette anni. Anche in Europa si prospetta una seduta all'insegna del rialzo. Per il Mibtel primi scambi a più 2,65%, l'S&P/Mib sale del 2,91. I primi scambi sulle altre piazze mostrano guadagni che dopo pochi minuti di contrattazioni si portano per la maggior parte oltre il 3%. Intanto il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, parlando a Francoforte, ha assicurato che le banche centrali di tutto il mondo sono pronte a mettere in atto nuovi interventi per fronteggiare la crisi globale. A metà mattina si conferma l'andamento dell'apertura, con Piazza Affari che viaggia in guadagno di oltre il 2% e le altre europee che salgono intorno al 3. In testa Francoforte con 3,85%.
A Milano il miglior titolo è Eni che sale di oltre i 4%. Gli altri titoli in testa ai rialzi sono Impregilo, Geox, Telecom Italia e Intesa, tutti oltre il 3,5%. L'apertura di Wall Street è in calo, con il Dow Jones a -1,44% e l'S&P500 a -2,04. Nel frattempo i mercati europei hanno moderato i rialzi della mattina, e sono in guadagno in un range fra il 2 e il 3% (Francoforte la migliore, Bruxelles distanziata dalle altre con 0,46). Anche Piazza Affari è più tranquilla con un guadagno poco sotto il punto e mezzo percentuale. Tra i titoli migliori Tenaris ha spodestato Eni (che resta secondo) dalla vetta del listino. Le chiusure europee mantengono il rialzo, anche se non sui livelli della mattina: tutte le piazze concludeno in attivo, tranne Bruxelles, con guadagni fino a un punto e mezzo percentuale. Buona la performance di Milano, con 1,60% del Mibtel e 2,04 dellS&P/Mib. [1]Bisogna comunque considerare che nel frattempo Wall Street ha continuato in rosso, peggiorando rispetto all'apertura, con ribassi intorno al 3% del Dow Jones e intorno al 4 per l'S&P500. Ha pesato il dato sulle vendite al dettaglio (-2,8%, peggiore delle attese), che arriva peraltro subito dopo il profit warning di Wal Mart, il più grande gruppo Usa (e nel mondo) della grande distribuzione. Le conseguenze negative sono state moderate da una dichiarazione del presidente della Fed, Ben Bernanke: "Le banche centrali - ha detto - sono pronte a nuovi interventi contro la crisi." (14 novembre 2008)
[1] Tratto da “La Repubblica”

venerdì 7 novembre 2008


La decisione della Banca Centrale Europea preceduta da quelle della Banca d'Inghilterradella Banca Centrale Svizzera e di quella della Repubblica Ceca
La Bce riduce i tassi al 3,25%"Non escludiamo nuovi tagli"
Il presidente Trichet: "Sono migliorate le prospettive di stabilità dei prezzi"Ma dall'Fmi previsioni nere: "Pil Italia -0,6% nel 2009, zona euro -0,3%"
FRANCOFORTE - La Banca Centrale Europea ha tagliato i tassi d'interesse di mezzo punto percentuale. I tassi di riferimento dell'Eurozona passano pertanto dal 3,75 al 3,25 per cento. A motivare la decisione, ha spiegato il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, soprattutto il fatto che "le prospettive di stabilità dei prezzi siano migliorate ulteriormente" e che al contrario "le aspettative inflazionistiche continueranno a scendere". Si torna ai livelli di ottobre 2006. L'annuncio era ampiamente atteso dai mercati, ed è stato preceduto stamane dai tagli della Banca d'Inghilterra (1,50 per cento), della Banca Centrale Svizzera (0,50 per cento) e della Banca Centrale della Repubblica Ceca (0,75 per cento). I tassi di rifinanziamento tornano con la decisione odierna della Bce ai livelli dell'ottobre 2006. Il tasso sui depositi scende di conseguenza al 2,75% e quello marginale al 3,75%. Lo scorso 8 ottobre la Bce aveva già deciso una riduzione dei tassi di mezzo punto coordinata con la Federal Reserve Americana, la Banca d'Inghilterra e altre tre grandi banche centrali. Trichet: considerato taglio di 3/4 di punto. Il consiglio direttivo della Bce oggi ha anche discusso un taglio dei tassi da tre quarti di punto, decidendo poi per mezzo punto percentuale. Lo ha rivelato lo stesso presidente Trichet, precisando che la decisione finale è stata adottata all'unanimità. Non escluso nuovo taglio a dicembre. Mentre sulle prossime mosse sui tassi il presidente della Bce ha ribadito che l'istituto non intende "pre-impegnarsi": "Vedremo quale sarà la mossa più appropriata sulla base dei nuovi dati del prossimo vertice di dicembre". Trichet ha ricordato che a dicembre avremo a disposizioni le nuove proiezioni dello staff della Bce. In ogni caso, non ha escluso un nuovo taglio dei tassi.
Le previsioni dell'Fmi. Intanto l'Fmi ha diffuso le nuove stime sull'economia mondiale. Ritoccate al ribasso le previsioni per l'Italia, che va incontro alla recessione già da quest'anno. A deprimere le prospettive di crescita del nostro Paese infatti non c'è solo la crisi economica internazionale, ma anche il fatto che "in Italia c'è meno potenziale di crescita rispetto ad altri Paesi per ragioni demografiche e strutturali". Pertanto il Pil calerà già quest'anno dello 0,2%, per poi passare nel 2009 a un calo ancora più netto, dello 0,6%. La media dell'Eurozona dovrebbe attestarsi a +1,4% (-0,1%) quest'anno e a -0,3% (-0,7%) il prossimo. L'analisi del Fondo è impietosa: la ripresa non comincerà prima della fine del 2009, l'inversione di tendenza del ciclo è paragonabile "in magnitudo" a quelle segnate nel 1975 e nel 1982. La crisi finanziaria, avverte lo studio, "rimane virulenta", i mercati "sono entrati in un circolo vizioso". E le misure adottate dai governi "hanno bisogno di tempo per esplicare tutti i loro benefici". Si abbassano le rate dei mutui. In questo clima economico nerissimo quella della riduzione dei tassi d'interesse rimane comunque una buona notizia per le famiglie indebitate. Infatti rispetto a settembre i tassi di riferimento sono scesi di un punto percentuale e questo, osserva l'associazione dei consumatori Codacons, dovrebbe far respirare i titolari di un mutuo a tasso variabile: "Il calo dovrebbe determinare un abbassamento medio di 290 euro all'anno per chi ha un mutuo a tasso variabile, questo almeno se i tassi interbancari scenderanno de[2]lla stessa misura come logica vorrebbe".

[2] Tratto da “La Repubblica”